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MAUTO: Giugiaro e il suo percorso

La bellezza genera sensazioni particolari che da sempre si è provato a spiegare razionalmente e a tradurre in forme di specifiche proporzioni ma che solo un artista sa creare e fare provare.
Leggere i sonetti di Shakespeare fa tremare di piacere come sentire le sinfonie di Beethoven dà brividi profondi anche a chi della musica classica non ha alcuna conoscenza.

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Visitare la mostra di Giorgetto Giugiaro al Museo dell’Auto di Torino significa sperimentare l’evoluzione della bellezza nel tempo e l’emozione che si prova nel farlo lo dimostra.

Lo sguardo viene catturato dalle linee delle vetture come dai numerosi bozzetti, che spiegano perfettamente come tutto derivi da una faticosa e continua ricerca del bello e dell’eleganza, fin dall’infanzia. Questa è la vita di Giugiaro.

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E quando ci si trova finalmente davanti al Concept Brera la sensazione della bellezza è particolarmente intensa; una Naiade di Canova con uno spirito felino che colpisce e rapisce tutti i sensi. I particolari che rendono questo Concept una vettura raffinata restano immutati nel tempo e derivano da proporzioni e forme capaci di rendere l’oggetto inanimato vitale, carico di un’energia singolare che lo rende unico e percepibile come tale da chiunque.

“Nobile semplicità e quieta grandezza” commenterebbe Johann Joachim Winckelmann.

Si esce dalla visita con la netta sensazione di sapere che cosa è la bellezza e non è davvero poco.

E dopo la visita al Museo le Brera hanno sfilato per le vie di Torino arrivando al Lingotto dove dalle ore 13.00 alle ore 14.30  le nostre Brera e Spider hanno potuto “correre”sulla pista sopraelevata, eseguendo alcuni giri di pista. La disposizione delle vetture per il servizio fotografico è un rito irrinunciabile.

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L’edificio del Lingotto, costruito tra il 1916 e il 1923 da un progetto dell’ ingegnere italiano Giacomo Mattè-Trucco, è stato uno dei primi edifici delle sue dimensioni ad affidarsi pesantemente al cemento armato. I vincoli di spazio imposti dalle linee
ferroviarie vicine e la forma del terreno, hanno costretto Giacomo Mattè-Trucco a sviluppare un edificio in verticale, che fu completato con una semplice ma geniale pista panoramica con due paraboliche.
La pista è raggiungibile con rampe elicoidali alle due estremità del palazzo, che si infilano piano dopo piano attraverso la loro strada. Queste rampe sono rinforzate da nervature in cemento armato che si irradiano dalle colonne di tutto il pozzo centrale come le nervature sulla pagina inferiore delle foglie di ninfea.

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La linea di montaggio dello stabilimento produttivo era insolita e la pista di prova era parte integrante dello stesso.
La produzione iniziava al piano terra e continuava in sequenza attraverso i piani superiori. Al passaggio attraverso ogni piano le vetture si avvicinavano alla forma definitiva fino a raggiungere il loro completamento in prossimità del tetto, pronte per il test.
La fabbrica del Lingotto fu chiusa alla fine degli anni ‘70, quando si decise di spostare la produzione nel moderno stabilimento di Mirafiori. L’ultima vettura uscita dal Lingotto è stata una Lancia Delta, nel 1979. Tre anni dopo, la fabbrica è stata ufficialmente chiusa.

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